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RIFLESSIONE SUL 2 GIUGNO

Ottant’anni fa, il 2 giugno 1946, le donne italiane votarono per la prima volta a una consultazione nazionale.
Considero questa data l’inizio di una cittadinanza finalmente piena delle donne.
E ricordo proprio in questa data fondamentale per tutte noi, le 21 Madri Costituenti.
Già ne parlai in altri miei interventi, ma voglio nominarle tutte, a prescindere dalla loro appartenenza ai Partiti dell’epoca e ricordare il loro apporto fondamentale.
Adele Bei, Nadia Gallico Spano, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Angiolina Minella, Rita Montagnana, Teresa Noce, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi, Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria de Unterrichter, Maria Federici Agamben, Angela Gotelli, Angela Guidi Cingolani, Vittoria Tiromanlio, Maria Jervolino, Bianca Bianchi, Angelina detta Lina Merlin, Ottavia Penna Buscemi.
I nomi sono importanti, identificano le persone e rinforzano la nostra memoria.
Cinque di queste donne fecero parte della Commissione dei 75, l’organo ristretto incaricato di redigere il progetto di testo costituzione: Nilde Iotti, Maria Federici, Angela Gotelli, Teresa Noce e Lina Merlin. Angela Gotelli subentrò in un secondo momento.
Furono in minoranza, ma giocarono un ruolo fondamentale.
Tra i loro successi ricordiamo:
 la formulazione e la difesa dell’articolo 3 cioè Uguaglianza sostanziale, sull’uguaglianza formale e sostanziale di tutti i cittadini senza distinzione di sesso, sostennero fortemente l’aggiunta della formula che impegnava la Repubblica a rimuovere gli ostacoli di ordine
economico e sociale, oltre all’introduzione di tutele specifiche per le lavoratrici madri e per la parità di accesso al lavoro
 nell’articolo 29 e 30, cioè Diritti della famiglia, ridefinendo l’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi e tutelando figle e figli, anche se nate e nati fuori dal matrimonio
 nell’articolo 37, cioè Lavoro e parità, stabilirono la parità di diritti e di retribuzione tra uomo e donna sul posto di lavoro, garantendo anche la tutela della maternità
 negli articoli 48 e 52, cioè Elettorato e cariche pubbliche, consolidando il suffragio universale e il diritto di accedere agli Uffici Pubblici e alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza.
Rappresentavano il 3,8 % dei 556 deputati totali, eppure il loro apporto fu determinante. Dopo aver partecipato attivamente ed eroicamente alla Resistenza e alla Lotta Partigiana (anche di questo già vi parlai in altri miei interventi) resero visibile quel senso di solidarietà, di coerenza e di impegno per il bene comune, superando divisioni e visioni diverse del mondo e della vita.
Proprio il loro passato cambiò la loro consapevolezza come donne e cambiò la relazione con gli uomini, con i figli e con la dimensione pubblica. Si sentirono finalmente cittadine italiane e vollero partecipare alla ricostruzione del paese, contribuire a riscattare quell’Italia distrutta.

Il voto alle donne fu una conquista, non una concessione.
Le donne italiane, in quel momento, ebbero sguardo lungo, capirono di doversi spendere e attivarono memoria storica, la memoria della partecipazione alla Resistenza, nonostante la paura dell’astensionismo che regnava, grazie alla mobilitazione, al passa parola incessante, l’appello raggiunse le donne italiane nelle loro case, nei loro posti di lavoro, nelle conversazioni tra loro.
Ne parla diffusamente Tina Anselmi nella sua biografia curata da Anna Vinci (Storia di una passione politica) che racconta di donne che all’alba andarono a parlare con le contadine e nelle case a chi accudiva mariti e figli per sostenerle nell’intendo di andare a votare.
E le donne capirono.
Le donne votarono per la prima volta nel marzo e aprile 1946 nelle elezioni amministrative e ne elessero 2000 nei Consigli Comunali. Alcune divennero assessore e sindache.
E il 2 giugno 1946 votarono in massa: 12 milioni di donne cioè l’89% delle aventi diritto, costituendo il 53% della popolazione, con 11 milioni di uomini.
Quindi diventarono protagoniste, tribune, consigliere, sindache e costituenti.
Le nostre 21 Madri Costituenti erano consapevoli di avere un legame forte con il loro popolo facendosi carico della richiesta di giustizia sociale e sentendo responsabilmente l’urgenza di risolvere i problemi delle donne italiane per una nuova prospettiva di vita.
Il rigore con il quale queste 21 donne affrontarono l’esperienza politica deve essere ancora di esempio, perché alla loro passione unirono la funzione di rappresentanza di tutte le donne italiane.
Proprio tutte!
Questo patrimonio etico è ciò che ci hanno lasciato e che dovremmo ora far risorgere per tenere unito il paese e farlo diventare un faro per ricostruire quella alleanza tra donne, per incidere nella vita politica, economica e sociale del nostro paese.
L’uguaglianza non è solo giuridica, non è formalità, ma il vero superamento delle discriminazioni per tornare a leggere nelle persone il bisogno di recuperare diritti sociale e politici oggi trascurati o negati.
Le nostre 21 Madri Costituenti ci fanno memoria che solo attraverso la partecipazione attiva di tutte le cittadine e cittadini alla vita sociale e politica possiamo immaginare di aver capito la loro lezione.
Valorizzarono il loro bagaglio di esperienze umane, culturali, sociali per partecipare, dare voce, far emergere i diritti con una visione di emancipazione femminile all’avanguardia.
Vorrei che tutte le donne potessero sviluppare le loro capacità, potenzialità e talenti che fu il sogno delle nostre Madri.
Vorrei che riscoprissimo, anche alla nostra Costituzione Etica, noi tutte Professioni Sanitarie, concetti a volte accantonati o poco attraenti quali il valore della Persona, della pari dignità, della libertà di autodeterminazione, di giustizia sociale e di uguaglianza vera, profonda, che venga da principi etici che ci insegnarono proprio queste nostre Madri.
Partecipazione, unità di intenti e coerenza sono le tre parole che vi lascio per riflettere su questa giornata, illuminata dall’esempio di persone speciali che ci hanno precedute e preceduti nella
Storia.

 

Liana Pausa
Logopedista
Referente per le questioni di genere e la Medicina di Genere
Ordine TSRM PSTRP delle province di Gorizia, Pordenone, Trieste

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